Mercedes Spada:  commento al libro “Avevo un pregiudizio”

Mercedes Spada: commento al libro “Avevo un pregiudizio”

Solo chi ha una notevole capacità di amare può scrivere un libro del genere. Solo chi conosce i campi  dove cresce la poesia può scrivere un libro del genere e last but not least, solo chi possiede una profonda preparazione psicologica, nonché esperienza diretta. Notare che c’è qualcosa che va raccolto e portato alla luce da un mondo ‘a latere’ che può contribuire ad illuminare il mondo ‘normale’, non è da tutti; dire come, in questo mondo, piano piano prenda forma un laboratorio di poesia come “spazio di libertà”, nemmeno. L’inizio è una favola, e della favola serpeggia per tutto il libro la consapevolezza di trattare una materia delicata: “… che alcune parole possono distruggere e altre invece proteggere, nell’intento di far emergere i protagonisti come soggetti”. Questa ‘consapevole delicatezza’ si traduce in una scrittura attenta, puntuale, partecipe dell’emozione  di questi giovani che trovano nella loro capacità di far poesia una parola ‘alta’ con cui esprimere il loro essere più profondo, che neanche le enormi difficoltà hanno potuto intaccare. Maria Grazia Chinato si avvicina a questi giovani con una professionalità raggiunta dopo anni di studi ed esperienza sul campo, che si rivela nello studio ravvicinato ed attento di ogni singolo poeta e, così facendo, è riuscita a tracciare un esempio, un cammino, nel campo feroce della disabilità, che indica come, nell’ambito formativo, un esperimento originale e apparentemente ‘astratto’ possa conseguire notevoli successi  per quanto riguarda la consapevolezza di sé e il rapporto con l’altro. E` inutile dire che la realizzazione di un simile progetto farebbe molto bene  ai ragazzi  di tutte le scuole. Assolutamente, poi, da non sottovalutare, che sia l’autrice che l’insegnante siano due donne poete e dico donne non a caso. Soprattutto la...